Capitolo 1° Parte Uno: Le Rose
Quella notte Dafne non chiuse occhio e quando riusciva ad addormentarsi era come se in realtà non dormisse, si sentiva osservata, come se in camera sua ci fosse qualcuno che continuava a fissarla e questo non le faceva prendere sonno.
Era stesa sul banco, nella sua classe, lottava contro la pesantezza dei suoi occhi, mentre la professoressa spiegava una non so quale rivoluzione di un paese che Dafne non riuscì a capire, cercava in vano di non distrarsi di stare sveglia, quando la signorina Lucy entrò nella classe.
In mano teneva una rosa nera con un bigliettino nero : “ Per la signorina Dafne..”. Furono queste le parole che disse, mentre Dafne sollevò il capo spostando i suoi lunghi capelli coloro caramello, mostrando una carnagione pallida e stanca.
Si alzò a fatica e si diresse lenta verso la cattedra ringraziò e prese la rosa con il biglietto e tornò al posto sotto lo sguardo invidioso delle sue compagne di classe.
Una volta seduta al suo posto e mentre la professoressa Jonson tornava a spiegare, poggiò la rosa sul banco e aprì il biglietto.
Nell’aprirlo, un intenso profumo di rose venne emanato da quella carta nera, sulla quale c’era scritto, in una magnifica calligrafia da sembrare quasi finta:
“ Ti aspetto alla locanda di Shett alle 24.00 in punto. S. ”
Dopo aver letto il biglietto pensò ad uno scherzo, oppure ad uno scambio di persona, perché lei non conosceva un posto di nome La Locanda di Shett, e poi non capiva il perché qualcuno avrebbe dovuto mandarle delle rose nere con un invito così strano e soprattutto in un posto che non conosceva.
Pensò subito ad uno sbaglio ripose il biglietto nella busta e ritornò al suo inutile tentativo di non addormentarsi durante la lezione, sperando che la professoressa facesse in fretta e la lasciasse andare via prima.
Quella sera, come la sera precedente non riuscì a dormire erano ormai le tre di notte e la cosa che la rendeva più felice era che il giorno dopo essendo sabato non avrebbe dovuto svegliarsi presto per andare a scuola, visto che non c’era lezione.
Si rigirava continuamente nel letto, quando voltandosi verso la scrivania, non vide la rosa nera, a quel punto incuriosita scese dal letto, con il suo enorme pigiama di pile azzurro e bianco, si sistemò la coperta sulle spalle e si mise al computer.
Fece una ricerca veloce, digitando solo il nome della locanda, e fu sorpresa quando alla sua ricerca ne scaturì solo una voce.
Ci cliccò sopra e ci trovò una foto della locanda, in stile tardo VX° secolo, uno di quei posti vicino ai porti dove i marinai dopo un lungo tratto in mare si fermano a rifocillarsi e a bere come maiali, Shett era il proprietario e il posto si trovava appunto nei pressi del posto di Seravalle, era proprio una bettola, ed era impossibile che qualcuno l’avesse potuta invitare in un posto simile, quale ragazzo avrebbe mai il coraggio di invitare una ragazza in una bettola così? In maniaco probabilmente.
Questo è quello che pensò in quel momento, così chiuse il pc e si rimise nel letto, prendo sonno.
Al mattino fu svegliata dal campanello, come al solito i suoi genitori erano fuori città, come sempre negli ultimi 19 anni della sua vita, praticamente da quando era nata.
Scese di corsa le scale e aprì la porta, era un fattorino e in mano teneva una rosa nera con un bigliettino.
Dafne rimase sconvolta, prese il tutto formò per il ritiro e ritornò in casa sedendosi sul divano. Guardava la rosa incredula, aprì il bigliettino e lesse, la stessa calligrafia del girono prima e lo stesso intenso profumo di rose:
“ Immaginavo che non saresti venuta, ma prima o poi lo farai, prima o poi non potrai farne a meno, spero di non averti spaventata.
S. ”
Chiuse la busta e rimase immobile con le mani giunte sul divano, infreddolita.
Non poteva credere a quello che stava succedendo, era stata forse vittima di un pazzo psicopatico che voleva ucciderla.
Pensò subito al peggio, ma pensò anche che se non l’avesse assecondato prima o poi l’avrebbe lasciata stare così pensava.
Da quel giorno in poi continuò a ricevere una rosa nera al giorno, senza biglietto, ma lei sapeva di chi erano, non disse nulla a nessuno di tutto quello, lasciando credere che avesse un ammiratore segreto che la stava corteggiando, causando le invidie delle sue cosiddette amiche da che da lì a qualche mese ormai non le parlavano più, e lei non aveva la minima idea del perché.
Le rose arrivavamo puntuali tutti i giorni, fino a che dopo una settimana, esattamente il venerdì dopo durante la lezione della professoressa Jonson arrivò la rosa con un bigliettino, il quale recitava:
“ Ti aspetto alle 24.00 in punto, al solito posto, non mancare. S. ”
Dafne aveva deciso di ignorare anche quel giorno quella rosa e quel biglietto ma la sera era diventata un’ossessione, non riusciva a dormire continuava a pensare e a ripensare a quella rosa a quel biglietto, si voltò verso l’ora e vide che erano le undici in punto, nella sua testa le passò un lampo, si alzò si vestì e uscì di casa, pronta a dirigersi verso la locanda incurante di quello che le sarebbe potuto succedere ma era ferma a concludere quella storia una volta per tutte.
Salì in macchina accese il riscaldamento, perché fuori c’erano meno cinque gradi e nell’abitacolo sembrava esserci ancora più freddo, il volante era un pezzo di ghiaccio e se non voleva diventarlo anche lei avrebbe per forza dovuto accendere il riscaldamento.


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