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Capitolo 1° Parte Due: Lo Straniero

Il viaggiò durò molto a lungo, le strade erano deserte, nonostante fosse venerdì sera, la nebbia era così fitta da poterla tagliare con un coltello, alla fine dopo essersi persa un paio di volte ed essersi fermata a fare il pieno, dopo quasi un ora di strada arrivò al porto di Seravalle.
Parcheggiò il fuoristrada su un promontorio non molto lontano dal porto, e scese dalla macchina.
Il paesaggio era spettrale, tutto era immerso nella nebbia, si vedevano ancora le vecchie lanterne lungo i pontili, per evitare che qualcuno potesse finire in mare, si udivano i rumori delle chiglie delle barche, che sbattevano per via delle onde, contro i pali del molo, questi erano gli unici rumori che si sentivano risalire dal fondo del porto.
Cominciò a scendere delle scalinate di legno, che portavano verso le barche, il silenzio era impressionante e l’odore salmastro della riva era così pungente da non riuscire nemmeno a respirare.
Dafne scese tutte le scale quando in fondo vide un cartello con scritto “ La Locanda di Shett” con una freccia che indicava la zona esatta.
La seguì, con molto timore, fino ad arrivare ad un vicolo, dal quale provenivano delle risate e una luce fiocca che si intravedeva nella fitta nebbia.
Si avvicinò e più si avvicinava più il cuore le batteva nel petto all’impazzata, arrivò davanti alla porta della locanda afferrò la maniglia ed entrò

Nell’aprire la porta tutto il vociare che c’era cessò di colpo e tutti si voltarono verso di lei, era strano vedere una donna, una ragazzina in un posto del genere, a patto che non fosse stata una ragazza di facili costumi.
Dafne si prese coraggio ed entrò ancora di più nella locale e appena aprì bocca un ragazzo le se parò davanti con un bicchiere di birra in mano dicendole:
“ Finalmente era ora, sai è tardi..”
“ Sei tu quello..delle rose?”
“ Le rose..? ti pare che io sia il tipo da rose? Forza fammi un po’ di compagnia..”.
Non appena sentì la sua mano sulla sua vita Dafne si ritrasse verso la porta, ma un omone alto e grosse le sbarrò la strada.
Si sentiva in trappola, cosa l’era saltato in mente di entrare in quel posto cosa l’era saltato in mente di andarci, era chiaro che chiunque le avesse mandato quelle rose ora era lì e si divertiva ad ammirare questo squallido spettacolo.
Dafne prese coraggio e si mise davanti a quel l’uomo:
“ Lasciami passare per favore…”
“ Per favore..certo con vero piacere…”.
L’uomo si scansò lasciando la porta libera, Dafne sbalordita e incredula si lanciò verso la porta e si precipitò fuori chiudendola dietro di se, sentendo le innumerevoli risate degli uomini in quel sudici posto.

La nebbia fuori era ancora più fitta di quanto lo era prima, si stava dirigendo verso la sua macchina quando sentì dietro di se un rumore di passi, la cosa la impaurì e accelerò il passo e i passi dietro di se fecero lo stesso, allora si mise a correre nella nebbia sperando di raggiungere in fretta le scale in legno che portavano alla sua auto.
Quando arrivò al primo gradino della gradinata, inciampò cadendo sui scalini e si accorse che i passi che prima aveva sentito ora non li sentiva più.
Involontariamente fece un sospiro di sollievo, si rialzò e non appena fece un passo sbatté contro qualcosa cadendo all’indietro, ma non cadde ne suoi gradini ne sull’asfalto, una mano la stava tenendo per un braccio, la presa di quella persona, che per via della nebbia lei non vedeva se non una sagoma nera, le stringeva il braccio in una maniera disumana, le faceva male e quando la presa si strinse ancora di più sul suo braccio e come se lei non pesasse nulla, quell’uomo, così supponeva, la trascinò sulle scale e quando fu in cima alla collina la sbatté contro la sua auto.
Il colpo le fece fare un verso di dolore mentre quella strana figura, che prima non era per nulla chiara ora lo ero, un uomo incappucciato, un fisico possente, quasi come un colosso, le era schiacciato contro, il suo viso non era visibile, il cappuccio gli copriva l’intero viso.
“ Chi sei?”. Le chiese ma lui non rispose.
Estrasse un coltello da dietro la schiena e glielo puntò alla gola.
“ Cosa vuoi? Sei tu quello delle rose vero?!”. Ancora non rispondeva ma premeva il suo corpo contro il suo schiacciandola sempre di più tra lui e la macchina.
In quel momento Dafne non pensò a nulla se non al freddo glaciale del metallo della lama del suo carnefice premerle contro la gola.
Quando lui si staccò da lei,abbassò il coltello e le stette davanti, la guardava compiaciuto, almeno così sembrava, a quel punto Dafne prese a correre verso il bosco, una mossa stupida pensò ma cosa poteva fare se non fuggire.
In quei pochi attimi accaddero molto cose, lei correva nel bosco, inciampando lungo il percorso, e lui era dietro di lei, sembrava non sforzarsi minimamente per la corsa, poi lei cadde e lui le fu addosso, le puntò il coltello e lei gridò e lui con un colpo deciso la ferì.
Fu in quell’istante che il tempo si fermò, lei si vide distesa a terra sulle foglie e vide lui che la colpiva e che di colpo sparì, un turbine di vento l’avvolse e torno nel suo corpo e i suoi occhi videro di nuovo quel l’uomo che si avvicinò quasi a scatti e le mise le labbra sull’orecchio e le disse:
“ Ora svegliati!”.

Aprì gli occhi di colpo urlando, e si guardò attorno, era nel suo letto fradicia impaurita con il cuore che le batteva a mille, si portò una mano alla gola come per costatare che non ci fosse nessuno segno, era tutto un sogno, pensò con il fiatone passandosi una mano tra i capelli, e fu lì guardando verso il basso che vide una rosa nera.
Sbarrò gli occhi, come era finita lì la rosa le aveva buttate via tutte come ci era finita lì quella? Pensò in preda al terrore che qualcuno fosse entrato in casa, anche se l’allarme non era scattato.
Guardò l’ora e vide che erano le undici in punto e le tornarono in mente le parole del secondo biglietto che le mandò : “ Ma prima o poi lo farai, prima o poi non potrai farne a meno ”.
Era agitata, spaventata, non sapeva cosa fare, ma doveva sapere doveva capire che cosa le stava succedendo in questo ultimo periodo, perché tutti si stavano allontanando da lei, perché non riusciva a dormire tranquillamente, perché tutti questi sogni, la mente era affollata di domande e ormai Dafne non ne poteva più.
Scese dal letto si vestì, prese la rosa e scese in garage pronta a dirigersi verso il porto di Seravalle.
Il tragitto era lo stesso il paesaggio era lo stesso, era come nel suo sogno, la nebbia le lanterne i profumi e i rumori, e lo stesso posto in cui parcheggiò la macchina.
Questa volta il vociare non si sentiva la luce filtrava dalla porta della locanda, afferrò la maniglia e l’aprì.
Lo spettacolo era ben diverso, la bettola era la stessa ma era completamente vuota, c’era solo una persona, che stonava con tutto il resto.
Un ragazzo, dal fisico asciutto, biondo con occhi color cristallo con striature rosse, era seduto in fondo al locale con in mano un bicchiere di vino rosso.
In mezzo a tutto quello squallore lui era fuori posto, un personaggio fiabesco inserito per sbaglio un vecchio film horror di scarsa qualità.
Il giovane la guardò alzò il bicchiere verso di lei e con una voce, così seducente, che mai prima di allora aveva udito le disse :
“ Ben tornata Dafne…ben tornata…”. Fece un sorrisino a dir poco da mozzare il fiato e si portò alle labbra quel luccicante bicchiere e bevve quel delizioso sidro.

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